sabato, 02 agosto 2008

Ho impiegato l'intera mattina (e anche un po' di pomeriggio) a cercare di riempire la valigia. Io vi giuro che ad un certo punto ho cominciato seriamente a pensare di lasciare tutto come stava (roba messa a metà, cassetti aperti, letti ingombri, oggetti vari sparsi per il pavimento) e fuggire via urlando. Io proprio non sono portata, per queste cose. Non ce la faccio, è troppo noioso. E allora ho fatto un patto con mia sorella: il prossimo anno la valigia me la fa lei, e io le pago due cene.

Per quest'anno me la sono dovuta sbrigare (quasi) da sola. E ora sembra che ce l'abbia fatta. La valigia è quasi chiusa e ha raggiunto il massimo grado di densità immaginabile. Ora è diventata qualcosa come un buco nero, una supernova. La mia paura non è che, una volta chiusa, mi possa all'improvviso esplodere in faccia. La mia paura è trasportarla. Ha raggiunto un peso pari al mio, credo. E' talmente piena che quando mi sono accorta di aver lasciato fuori le scarpe per il mare, non ho trovato un buco per ficcarle. Il che mi ha naturalmente imposto di cercare un'altra borsa. Il che vuol dire che tra poco, anche la seconda borsa raggiungere limiti estremi di densità: diventerà una bombetta che sembrerà riempita di piombo, io lo so. Non per niente qualcuno mi chiama Mary Poppins.





Sta di fatto che sto per partire. Il che significa, in sintesi, che per una ventina di giorni questo post rimarrà in testa al blog. Il che significa che farò il mio primo bagno al mare e prenderò un po' di colore. Il che significa che ho pure aggiornato l'Ipod (altra ora di maledizioni, io sono poco paziente quando fa caldo). Il che significa che devo provvedere a darvi direttive su come sopravvivere senza Nephie.

Se siete vecchi e fedeli lettori.

Sappiate che vi voglio bene. Anche se non commentate, anche se leggete soltanto per dire che sono una squilibrata, anche se in realtà non leggete perché pensate - giustamente - che i miei post sono sproloqui senza fine. Vi voglio bene. Quasi quasi mando a tutti un bacio. Perché senza blog la mia vita, forse, oggi sarebbe un po' diversa. Fa bene scrivere, e fa bene far leggere quello che si scrive. E' in qualche modo curativo.

Se questo è il primo post che leggete.
Sappiate che ho incontrato per caso i Metallica. (Hei, tu che hai appena detto: Nooo, basta con questa storia! Mi sono rivolta a chi non lo sa ancora, non a te!!!).




Mi pare di avervi detto tutto.
Mi manca solo di salutarvi.




Buone vacanze




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categoria:vita, video
mercoledì, 30 luglio 2008
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Sono stati giorni di traumi questi. Lo avrete capito.

Alla fine della scorsa settimana sono stata fermata* per le strade di Bologna da un tipo molto strano, un biondo sulla quarantina, con due braccia piene di tatuaggi... un brutto ceffo veramente, forse americano. Insomma, io camminavo cercando di non farmi riconoscere, e questo mi chiama all'improvviso, "Nephie! Nephie! Ma sei proprio tu! Oh mio Dio, non ci posso credere! Ti prego, facciamo una foto insieme, per favore? Sìì?? Non ci credo! Grazie grazie!"; e niente di meno si è tutto esaltato - ho poi saputo - per giorni e giorni per il fatto che nella foto che ci siamo fatti (l'ho messa nel post precedente, ma poi l'ho tolta) io appaio leggermente inclinata verso il suo lato. Insomma, una scocciatura. Io ero inclinata da quel lato perché ho la sciatica alla coscia destra, mica per altro? Ma va bene, suvvia, agli ammiratori a volte faccio credere quello che vogliono, tanto per permettere loro di vantarsi con tutti quelli che capitano a tiro.
Comunque è stato un trauma, capirete. Credo che lui abbia addirittura pensato di toccarmi il sedere, oltre a cominciare a dire a destra e a manca che io sono very sexy. Lui farneticava, pure, mi pregava di rimetterlo sul trono. Guardate, gli ho dovuto fare anche l'autografo. Una vera scocciatura. Meno male che me lo sono tolto di torno.





Comunque. Fatto sta che non appena ho rimosso questo trauma ne ho dovuto subire un altro. Avrete sentito parlare della turista invasa dalle zecche sulla Tirrenia. Io sarei morta. Il pensiero di animali addosso mi orripila. Meno male che viaggio sempre sul mio jet!
Comunque. Camminavo incurante per la mia casa, l'altra notte. Scalza. E' un dettaglio importante, questo. Accendo la luce, ma la luce al neon, si sa, ci mette quei due o tre secondi, ad accendersi. Io cammino allora al buio, per quei due o tre secondi. Un passo dopo l'altro e, ad un certo punto, calpesto qualcosa di morbido. "Che sarà mai... un fazzoletto, un foglietto di carta... ". La luce si accende e lo vedo. Un guizzo grigiastro che scappa via in un nanosecondo. E allora ho realizzato, con grandissimo orrore.
E' tornato il mio acerrimo nemico cangiante. Io lo odio dal profondo del mio cuore. Anche se è molto probabile che non sia lo stesso dell'anno scorso. Ma lo odio anche più di quel vermetto bianco schifoso che uscì di soppiatto dalla prugna gialla che stavo mangiando (dal giorno in cui lo vidi, noncurante, strisciare sull'osso, ogni volta che mi trovo a mangiare una prugna gialla le faccio un quarto d'ora  di ecografia).








* ok, va bene, questa versione è un po' diversa da quella che vi ho dato nel post precedente. Ma ho finito le persone con cui vantarmi per l'incontro con mr. Hetfield. Sono arrivata a dirlo persino ad una signora ottantenne (glissando però - saggiamente - sul nome Metallica. Non si sa mai, meglio non impressionare troppo la gente. A lei ho detto di aver incontrato il complesso americano di cui ero andata a vedere un concerto). Ho finito già le persone, accidenti. Quindi ora, dato che le persone non le posso più cambiare - perché sono finite! - posso solo cambiare versione.




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categoria:vita, deliri
lunedì, 28 luglio 2008

Insomma, va bene, non dovrei esagerare. Il mondo che diventa il mio trono... insomma, non va bene esagerare.



Ok, esageriamo.




Esageriamo perché i Metallica sono legati a me in modo che oserei definire strano. Filosofo mi ha squadrata, un giorno, e mi ha detto: "va bene per i colori, ma tu dentro non hai il tormento che hanno le loro canzoni". Ebbene, nonostante questo, la prima cosa che feci appena ebbi il collegamento a internet da casa - ormai non so quanto tempo fa - fu di scaricarmi i testi dei brani di Metallica e Re-load. Mi chiedevo il perché, un paio di settimane fa, guardando i biglietti per il concerto. E non ho saputo rispondermi.

E mi ha risposto quella che forse è davvero la mia migliore amica. "Tu hai sempre ascoltato i Metallica. Eravamo alle scuole medie e ci andavamo giù con le traduzioni dei testi". E' bello sentire la propria migliore amica, a volte. E' come sentire parlare il passato che ti è sfuggito dalla testa. Davanti ad un caffé freddo, lei ti dice "Ohooohh", sorridendo. E tu sai che i biglietti li hai presi perché te li chiedeva la tua storia. E basta.

E basta agli altri che ti chiedono perché. Perché non c'è risposta al fatto che fai una traversata per stare due ore con loro. Loro che lasci, prendi, abbandoni, riprendi, lasci a prendere polvere e poi li riesumi. Perché pagheresti anche solo per stare nella folla, insieme agli altri, a sentire il battito del cuore accelerare mentre cavalca The Ecstasy of gold, mentre le mani - e anche le tue - si alzano, un po' alla volta. E poi scappa il ruggito collettivo quando si sente l'odore delle chitarre elettriche e i colpi della batteria. E fa nulla se non ti suonano Sanitarium, o non ti suonano Wherever I may roam. E non fa niente, basta guardare verso il palco e stendere le mani, e sentire l'entusiasmo della folla.



Esagero, e non so perché. E quando mi è capitato di vederli da vicino, vi giuro - oltre ogni romanticheria -, vi giuro che la salivazione mi è arrivata a zero, e gli occhi mi si sono sgranati, e la gamba sinistra ha cominciato a tremare.
Un mio vecchio compagno di liceo mi ha detto, guardando la mia foto: "Come è possibile che ci sia gente che passa davanti a cotanta Storia della musica come se nulla fosse". C'è anche chi mi ha detto che quella dei Metallica non è musica. Opinioni. Davanti alla storia della musica ti impietrisci in una sorta di timore reverenziale e non vai avanti e non vai indietro. Resti a guardare.

E sto esagerando, ok. Ritornando in me, ché se lascio correre le dita sulla tastiera finisce che vi scrivo un post tanto lungo quanto lacrimevole. Il cuore parte, e non c'è la dura materia del corpo ad ostacolarlo.




Ritornando in me. Quello che è accaduto è più o meno questo.


Ore 11.15, o giù di lì.
M: ma se incontrassi Hetfield, cosa gli diresti?
Nephie: buhahaha, che stupidata! Se incontrassi Hetfield gli farei dire Yeah nel cellulare e me lo metterei come suoneria.


Ore 12.40, o giù di lì.

M: Hai visto qui quanti bagagli e quanti strumenti? In quest'albergo ci deve essere un gruppo...
Nephie: oh, ma chissà, forse sì.
M: Aspetta, chiediamo a quello vicino alla macchina, qua stanno uscendo troppi bagagli, ci deve essere qualcuno.
Nephie: Ma dai, che chiedi?
M: chiedi tu, tu sei femmina e te lo dicono.
Nephie: io non chiedo niente.
M: vado io. Scusi, ma chi sta uscendo?
Autista: ci sono i Metallica
M: buahhahah
Nephie: Cosa? I Metallica? Mi sta prendendo in giro??
Autista: oh, beh, insomma, che la prendo in giro? Aspettate e li vedete.
Nephie: non è possibile, M... ci saranno i Down, ci sta prendendo in giro.
M: chiediamo alla ragazza che sta davanti all'uscita. Chiedi tu.
Nephie: scusa, ma tu chi aspetti?
Ragazza: i Metallica.
Nephie: ma daaai, te l'ha detto l'autista, che ci sono? O lo sai da te?
Ragazza: se ti affacci dentro li vedi.
Nephie: aspetta, fammi vedere... io vedo... mah... ohsantamiseriaccia quello con il bambino in braccio è Ulrich
veramente! E' lui, è... ohnonèpossibile quello è Trujillo! Ohcazzarola c'è anche James Hetfield. M, prepara la macchina fotografica.

Da quel momento al "cioè, noi abbiamo una foto con Hetfield?" che la ragazza mi ha detto dopo, credo ci sia stato nella mente un gran lungo silenzio intervallato da:

Nephie:
ehm, Hi Lars. Hi Lars.
Nephie: Sure! (dopo che, una volta sceso dalle scale, James si è fermato, ci ha guardati, si è avvicinato e ha detto qualcosa tipo we can shake our hands alle nostre facce imbambolate. A sentire la sua voce ho avuto il primo principio di svenimento. Ma questa ultima frase non l'ho mai scritta, sia chiaro.).
Nephie: thank you James, thanks.

E basta.





E ora, come promesso, vi dimostro scientificamente che Lui ha avuto un moto di simpatia verso di me. Non per niente, l'ho messo sul mio trono, mica roba da poco. Si doveva pure sdebitare.




Se siete tra i fortunati lettori veloci di questo post, potrete notare dalla foto sopra (foto che si autodistruggerà in meno di 24 ore, appena sarò rinsavita) che:

1. E' evidente che Lui pende dalla mia parte. Non c'è alcun dubbio, c'è una pendenza evidente verso il mio lato.
2. E' altresì evidente che ha poggiato la sua mano sulla mia spalla (per non dire tra i miei capelli a piumino tipici del giorno dopo concerto. L'ha fatto lui, spontaneamente, senza che lo incentivassi)
3. E' oltremodo evidente che, tenendomi per la spalla, mi ha avvicinata a lui così tanto da permettermi di stampare la mia guancia sopra uno dei suoi pettorali. E dico solo che non puzza, malgrado i luoghi comuni sui metallari che devono per forza puzzare.
4. E' evidentissimo che non vi dirò mai dove avevo la mia mano destra. Anche perché mi piacerebbe tanto dirvi che ce l'avevo sul suo sedere, ma non sarebbe vero. Non avevo abbastanza lucidità da pensare di metterla in un posto diverso dalla sua vita. Anche perché la moglie (doveva essere per forza lei) stava davanti a noi e ci guardava soddisfatta. Ché mentre noi ci beavamo per una foto, un autografo e una manciata di parole, lei probabilmente - come ha ipotizzato saggiamente Alicy - stava pensando ai momenti in cui ha concepito con lui i loro tre figli.



Se siete tra i super fortunati, siete riusciti a scampare alla foto (prontamente eliminata) della facciaccia di Nephie in stile kukident messa di fianco al God of metal, ma avete perso un Hetfield in gran forma e con un paio di occhiali da sole veramente very fashionable. Non disperate, però: per il bene del vostro equilibrio interiore, è meglio che continuiate ad immaginare la tenutaria di questo blog come un grumo di foglioline verdi. E pensate che su tutti quelli che hanno visto la mia effigie pende ora una taglia da un milione di sterline.




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categoria:deliri, quasi quasi, my king for a day
sabato, 26 luglio 2008
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Diciamoci pure la verità. Quando io ho cominciato a dire in giro (per un motivo o per un altro) che sarei andata al concerto dei Metallica a Bologna, tutti mi guardavano perplessi. "Ma perché, tu ascolti musica Metal?!". "Oh beh - rispondevo io - se i Metallica fanno musica metal io allora sono Pamela Anderson". Qualcuno mi ha anche risposto "Cavolo, Pamela, hai avuto un declino esagerato, ti ricordavo diversa... ", ma non è importante.

L'importante è che io a Bologna ci sono andata, al concerto ci sono entrata e poi sono riuscita anche ad uscirne viva. E piuttosto gongolante, diciamo così.





Quello che ho scoperto nel tour in quel di Bologna, è che sono veramente poco metal. Sono very soft metal, mica come quello nella foto sopra. E questo perché:

1. Sono partita con una canotta normale. Non avevo una di quelle maglie con i nomi dei gruppi metal sopra, come l'80% dei miei compagni di concerto. Non avevo neanche i polsini neri e le borchie al collo o al braccio. Neanche un tatuaggino piccolino. Neanche quello.

2. Alle 10.30 del mattino, mentre i ragazzi in fondo alla carrozza del treno erano già al terzo giro di vodka al melone, io con le dita cercavo di staccare le bricioline del plum cake dalla carta. Il plum cake credo sia la vivanda meno metal in assoluto. Dopo però ho mangiato i Pavesini al cappuccino. Loro sì, che sono metal.

3. Mentre i compagni di carrozza con le maglie dei Metallica addosso intonavano il bridge di Master of Puppets, io cercavo di ripetere gli appunti per l'esame imminente (e che noia, che sei, Nephie! In realtà non ho ripetuto un bel niente, ma quello che conta è che avevo i fogli avanti).

4. Invece che andare a dormire in stazione centrale o in tenda, dopo il concerto (come farebbe un vero metallaro), ho preso una camera d'albergo.

5. Non ho toccato un goccio di alcol, ma neanche di striscio. Non ho neanche preso la birra gelata che vendevano dentro all'Arena. L'unica polverina artificiale che ho inglobato il 22 è stata quella di una bustina di Nimesulide, ché l'aria condizionata del treno di solito mi fa venire mal di testa (insomma, Nephie, i metallari non hanno mal di testa).

6. Al primo colpo di fuochi d'artificio, all'inizio di One, dalla paura ho fatto un salto di almeno mezzo metro.

7. Invece che andare a pogare selvaggiamente nella fossa dei leoni dell'arena, invece che andare a respirare sudore e sangue sotto al palco, sono rimasta sopra la collinetta dell'arena. Ho visto tutto il panorama, guardavo la gente pogare, dicevo "Anche io, voglio andare lààà", ma alla fine sono rimasta sopra. Una sola spallata e sarei finita dritta nella cassa destra del palco, lo so.

8. Ho fatto un sacco di volte le corna verso il palco (la cara Alicy lo può confermare: si è messa apposta dietro di me, al concerto, in modo da potermi ricattare e da poter testimoniare davanti a Dio che io merito l'inferno, per le corna che ho fatto, hehhehe), ma ho anche saltellato ridendo (soprattutto su ...and justice for all). E si sa che, per quante corna e per quante frustate con il braccio destro puoi fare, se saltelli ad un concerto metal non sei una vera metal.

9. Non avendo ripetuto Kill 'em all, ho cantato il 30% delle canzoni urlando uauauuauieeeeuoooo. Meno male che nel casino non si sentiva niente, ma è ovvio che cantare uaiaiaiaoooiuuu ad un concerto metal non fa heavy metal per niente.

10. Quando mi sono messa alla sinistra di James Hetfield per una foto ricordo, il giorno dopo, gli ho appiccicato la mia guancia destra sul suo pettorale, gli ho avvinghiato la vita con il braccio destro, ma ho dimenticato di fare le corna verso l'obiettivo. Ed è ovvio che fare una foto con Hetfield senza fare le corna è quello che di meno metal c'è, in assoluto. E non ho recuperato neanche quando mi è stata data una seconda opportunità, con la foto con il grande Hammett.

11. Ho anche dimenticato di aggiungere "Fucking much" al "Thank you James" che ho blaterato una volta che lui, con la sua mano sinistra, ha lasciato il suo nome sul mio biglietto del concerto. E insomma, incontrare sexyjames e dimenticare di dirgli "Thank you fucking much" è davvero poco metal. Anche dire sexyjames sul blog, ma lasciamo perdere.




Avrete notato che ho scritto così, en passant, che ho incontrato mr Hetfield. Non è uno scherzo: ho incontrato tutta la band per intero e da due giorni ho un gongolo alto quanto la Torre degli Asinelli che oscilla da destra a sinistra e da sinistra a destra. E ho anche il sorriso stampato sulla faccia a trecentosettanta denti. Tanto che, al prof dell'esame, ieri, ho detto le cose che mi ricordavo con una faccia talmente gongolante che lui si è stupito. Si è stupito e mi ha detto:

Prof: Ma guardi, è un piacere vedere che prova tanto entusiasmo, per questi argomenti
Nephie (che pensa al pettorale di hetfield stampato ancora sulla sua guancia, alle urla fatte su Sad but True, al biglietto autografato che ha a casa nella bacheca): Professore, è che mi è davvero piaciuto tantissimo il suo esame! Eh, certo.




Non vi nascondo che sono tentata di mettere la foto per dimostrare scientificamente che Hetfield ha avuto un moto di simpatia verso di me (non dico che si è innammmorato, sarebbe veramente poco metal). E probabilmente lo farò, a breve. Per poco tempo, ma probabilmente lo farò.




Per i commenti sul concerto, beh, che dirvi. Solo che è stato uno spettacolo eccezionale. Come non avrebbe potuto esserlo, d'altronde. L'Arena impazzita, energia in decibel. Cavoli, se ne è valsa la pena. Yeah. Doppio Yeah. Metteteci tutti gli Yeah che volete. Più ne mettete, meglio è.



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categoria:musica, vita
domenica, 20 luglio 2008




E io invece che prepararmi ed entrare nell'atmosfera, sto ancora studiando (ebbene sì). Follie d'estate. Sto anche tentando di uccidere una zanzara dalle cinque e mezza e non ci sono riuscita. Non vi dico la frustrazione.


Insomma. Avrei tante cose da dire.
Ma vi dico solo che spero che da quell'arena esca una sola Nephie (e non il macinato di Nephie) con le costole e i polsi tutti integri, nonché i piedi non pestati, né le spalle lussate. Metallari poganti avvisati, mezzi salvati. Ho il cervelletto che urla la stessa frase che disse mio cugino a sette/otto anni quando salì sulle montagne russe: "Io moriròòòò, sì aiutatemi, non voglio morireee!!".


Che la forza sia con me. So, don't trade on me.




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categoria:musica, vita
martedì, 15 luglio 2008

Ho scritto uno di quei pezzi che escono fuori dalle dita senza attaccare i fili del cervello. Uno di quelli che parte, parte, e poi finisce da solo con un punto, a metà del foglio di Word. uno di quelli che rileggi e quasi quasi ti commuovi. Quasi quasi ti commuovi perché:



1. E' troppo lungo e non riuscirai mai a tagliarlo, perché le frasi sono una dietro l'altra, unE e indivisibili.

2. E' stucchevole come il film d'ammmmore degli anni '80.

3. Non dice assolutamente nulla.

4. Mentre arrivi alla fine hai già riprodotto mentalmente la faccia che al 99% il Capo farà quando aprirà la sua mail e le sue aspettative saranno completamente disattese (e sarà troppo tardi per porvi rimedio).

5. Non è che ti è venuto male, ma già sai che la gente, a metà, comincerà a pensare "ma che razza di roba ha fumato, questa?" (sperando che non pensi: "i soliti giornalisti che riempiono i giornali senza avere un cazzo da dire").

6. Però tu sai che alla fine, considerata la tiratura del tuo giornale (e il fatto che non recepisci stipendio), un pezzo con un pensiero personale, scritto senza troppo pensare alle 5W, te lo puoi concedere (e lo puoi concedere agli altri), una volta ogni tanto.



Considerato che il mio Capo avrà scosso la testa pensando "ecco qua, è andata pure Nephie", non ho nulla più da perdere. E allora voglio dirvelo: oggi pomeriggio ho aperto una lattina di Chinotto (sì, di Chinotto, avete letto bene) e ho cominciato a cantare "Beautiful Stranger" di Madonna (e, in particolare, la parte che fa "dararara-dara-dara-da-da-dara-daa"). Saltando.




Beautiful Stranger - Madonna



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categoria:deliri, quasi quasi
venerdì, 11 luglio 2008


Insomma. Uno pensa a The Tudors e immagina di ritrovarsi a guardare un documentario storico stile BBC, compìto, educativo, dettagliato, accurato nonché al 100% attendibile, e invece.
E invece no. Torna a casa e si ritrova a guardare questo Enrico VIII che scalpita alla vista di qualsiasi tipo di donzella gli passi accanto. Che non perde tempo a denudarsi ad ogni occasione. Nel giro di trenta minuti di visione (tele)filmica, ho avuto modo di indagare ogni piccola piega dei pettorali del caro John Rhys Meyers (l'attore che ho scoperto impersona il caro vecchio Re inglese), credetemi. E anche se non avessi voluto (io infatti non volevo proprio, eh, mai pensarlo!) non avrei potuto non farlo. In pratica questo finto Enrico VIII o è nudo, o è vestito di ermellino. E tra i due, insomma, lascio scegliere voi. La risposta mia ve la lascio immaginare.



Sta di fatto che io non posso esimermi dal constatare la tremenda somiglianza che c'è tra mr Meyers e l'effige del re Enrico che è arrivata fino a noi.






Eh, sì. Notate come è riproposto minuziosamente il portamento regale di Enrico VIII, come abbiano faticato a trovare un attore che incarnasse lo stesso sguardo dell'antico nobiluomo. Eh già.

Ma vi stupirò. E vi dirò che, dopo attente valutazioni, il caro Meyers non è stato degno di poggiare la sua corona sul MIO trono. Troppo efebico, secondo me. Non so.
Io, il mio trono, lo cedo al duca di Suffolk (interpretato, ho scoperto or ora, da Henry Cavill, che potete vedere di seguito).


 


Non per niente, ma poverino, è solo duca, nella serie.
Mi fa tipo tenerezza questo suo stato di subordinazione.





Almeno qui, diamogli la soddisfazione del trono.




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categoria:my king for a day
lunedì, 07 luglio 2008

Ho messo insieme un paio di episodi accaduti in questi ultimi giorni. Li ho messi insieme mentre camminavo guardando a terra.

Apro una parentesi. Perché mi chiedo sempre il motivo per cui tutti guardano per terra, mentre camminano. O meglio, la maggior parte della gente lo fa. So che in realtà è perché nessuno vuole calpestare le cacche, ma suvvia, è da sempre che si fanno esegesi assurde su tutti i testi, e non volete concedermi una riflessione da pippa mentale sulla gente che cammina guardandosi i piedi?
Insomma la gente cammina guardandosi i piedi per una sorta di malessere interno, un senso di insoddisfazione dovuto all'incredibile competitività che ogni giorno la vita impone. Dimostrare il proprio merito e la propria abilità sempre e comunque, in ogni luogo e in ogni tempo. Persino alla persona che incrociamo per strada di sfuggire. Come se dovessimo dimostrare, con lo sguardo, di essere migliori della media. E allora, colpita da questa pressione, la gente si difende e abbassa lo sguardo. Così lascia gli altri nel dubbio, e si conserva un po' di energie per quando la competizione serve veramente.


Nancy Sinatra - These boots are made for walking


Bah. Ok, la smetto.




Sta di fatto che gli episodi sono questi.

Episodio 1.
Ore 6.57. Nephie sta bevendo di corsa una tazza di latte e sente suo padre incamminarsi verso la porta di ingresso. Il passaggio in motorino sta piano piano allontanandosi.
Nephie: Papààà, aspetta sto scendendo anche iooo
PadreNephie: Ma ti devo lasciare alla stazione?
Nephie: Sì, sono pronta!! (Legge: mai credere a una femmina quando ti dice che è pronta per scendere di casa, mai!)
PadreNephie: fai presto che è tardi. (Evidentemente mio padre conosce la legge suddetta)
Nephie corre per la casa. Mentre si lava i denti comincia a cacciare il trucco e a prendere la borsa. Finiti i denti, si guarda allo specchio. Sorprendente: sembra non abbia bisogno di truccarsi. Com'è che la pelle ha un colorito così uniforme? Nel dubbio, un po' di fondotinta. Matita e poi corre via.
Casco, motorino.


Due minuti dopo, nel bel mezzo della strada.

Nephie: Papà? ho un problema.
PadreNephie: Che è successo?
Nephie: ho dimenticato di mettere le lentine e non ho gli occhiali appresso.
Naturalmente mio padre mi lascia vicina a casa e poi se ne va via. Addio passaggio.


Riflessione: sono le multinazionali del trucco che finanziano le ricerche dell'industria ottica. Ora lo so.




Episodio 2.
Vicina dice a qualcuno che è dentro casa sua.
Vicina: hahahhaha, hahhahaha (risata fragorosa). Io sono uscita sul balcone e ho pensato "ma guarda che bel venticello sta qua fuori!". Hahhahah. E, indovina? Non c'è vento: è il ventilatore!!.

Riflessione: il caldo brucia le sinapsi a tutti, non solo a me.




Episodio 3.

Nephie al telefono, per un'intervista a distanza.
Intervistata: oh, ma io ho anche una foto! Te la posso inviare via mail!
Nephie giubilante sente le campane: l'Intervistata conosce addirittura l'uso della mail (e guardate che non è da tutti, ve lo assicuro).
Nephie: ma certo!! Me la può mandare a questo indirizzo di gmail, così non perde tempo a comprimerla (ok, forse comincio ad esagerare).
Intervistata: ...
Nephie: va bene, allora, l'indirizzo è questo: blablablabla chiocciola gimeil punto com.
Intervistata: nome e cognome, ok, chiocciola e poi?
Nephie: gimeil
Intervistata: ...
Nephie: allora G MAIL.
Intervistata: ...
Nephie: G di Genova, M di Milano...
Intervista: G di Genova normale o ci vuole l'altra G, la J?

Riflessione: Nephie, ti è arrivata la foto? Allora non ti lamentare. Chi troppo vuole, nulla stringe.




Detto questo, mi ritiro nel mio bunker all'aperto per studiare. Stamattina la bambina si è fermata a Popoff. (Ma Popoff così tonto che farà, scivolando sulla neve fino in fondo arriverà). Stiamo lentamente migliorando.




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categoria:musica, vita, deliri, dialoghi improbabili
mercoledì, 02 luglio 2008


La novità del giorno (oltre alla liberazione della Betancourt, ma quella è roba seria, insomma) è che sono stati scoperti dal Gat (miao - e lo devevo dire miao, non ce la facevo a non farlo. Chiedo scusa) della Guardia di Finanza dei giri on line di droghe virtuali. E precisamente di droghe musicali. Insomma, questi suoni raccapriccianti e inquietanti avrebbero un effetto equivalente a quello che hanno gli stupefacenti.




Ora. Io devo commentare. Perché lo stesso effetto stupefacente lo si può raggiungere - ve lo assicuro - anche senza computer. Basta stare una mattina fuori al mio balcone. Mettiamo oggi, mercoledì 2 luglio.



Stupefacenza prima. Ore 8.20.
Io mi chiedo perché tutti i mancati cantanti alla fine si ritrovano a fare i muratori. Ho finito di chiedermi perché i lavori di ristrutturazione delle case, in generale, si fanno sempre d'estate, quando fa caldo e i balconi devono restare aperti.

Stupefacenza seconda. Ore 9.15.
La bambina dell'appartamento difronte deve per forza sentire - ogni santo giorno - tutto il cd delle canzoni dello Zecchino d'Oro. Vi assicuro che, al Coniglietto Tippi che è diventato Hippie, il trip arriva al suo culmine.

Stupefacenza terza. Ore 10.40.
Possono mai mancare i bambini che giocano a pallone? E può mai mancare che uno di loro (magari quello che non sa giocare) faccia tutta la cronaca secondo per secondo?

Stupefacenza quarta. Ore 11.00

Martelli pneumatici dei muratori, con camion per il carico dei calcinacci (calcinacci, si dice??) annesso.


Metà mattina e già siete fuori, ve lo assicuro. Se volete sballarvi, vi invito a casa mia.
(E non ho fatto neanche l'elenco completo, altrimenti davvero mi denunciate per sballo eccessivo).
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categoria:vita, attualità
sabato, 28 giugno 2008

Gli imprevisti incombono. Brutti, belli e neutri. Ce lo insegna anche il Monopoli.

Il Monopoli, a dirla proprio tutta, ci insegna anche cos'è un'ipoteca. Ma non vi azzardate manco a pensare di dire al prof di diritto commerciale, durante una lezione, una definizione di ipoteca costruita soltanto sulla vostra esperienza di giocatori di Monopoli. Vi distruggerà e il vostro vilipendio pubblico sarà secondo soltanto a quello che Lui riserverà al tipo che gli risponde, alla domanda "Ma Lei come fa a sapere questa cosa?", "Professore, guardo molto Perry Mason".

Senza divagare, i miei imprevisti brutti ve li ho citati nel post precedente. E, per fortuna, gli allarmi sono rientrati. Sta di fatto che gli altri imprevisti ve li elenco, in ordine sparso.



1. Sorella maturanda nel pieno delle crisi isteriche per la tesina e il colloquio orale a cui appari l'unica ancora di salvezza a cui non si debbano sfogliare ulteriori pagine.

2. Prof e indici. Sta di fatto che, al terzo indice per la tesi inviatogli, il prof mi ha risposto che sono "una ragazza davvero piena di idee". Al quarto ha detto "ce la stiamo per fare". Yeah.

3. L'Eurostar. Sono stata capace di perdere per un minuto un Intercity. A tale perdita ho dovuto supplire con 30 euro di Eurostar. Il mio primo viaggio in Eurostar l'ho affrontato con buoni propositi, tipo studiare seduta comoda (come tutti dicono) al fresco dell'aria condizionata. Sta di fatto che mi sono congelata e, a pagina 5 del libro più semplice dle programma, ho cominciato a sentire una specie di voltastomaco. Saranno stati i dondolii del treno veloce, o i piedi che la signora seduta davanti a me ha tenuti appoggiati (per tutto il tempo), sul sedile accanto al mio?

4. Devo pur cibarmi, ogni tanto.

5. La kermesse clou della piccola città, un po' di giorni di eventi banali, fanno il resto.




Però sorrido. Insomma, fossero sempre come quelli in elenco, gli imprevisti.

postato da: nephie alle ore 14:28 | Permalink | commenti (7)
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